
Mario Abbotto non deve considerarsi uno storico né un critico storico. E solo uno studioso affascinato e affezionato alla storia del proprio paese d’origine, Militello, dove nacque il 30 luglio 1933, figlio di Giuseppe e di Nicolina Raciti.
Sin dalla tenera età l’amore per la storia l’ha portato a collezionare documenti, custodendoli gelosamente, che aveva modo di trovare nelle librerie e nelle carte di famiglia degli zii, entrambi sacerdoti: lo zio materno, il sac. insegnante Francesco Raciti, nella cui casa nacque e visse, e il prozio, il sac. dott. Salvatore Abbotto, noto e preparato storico, di vasta cultura, autore di diversi manoscritti, oggetto di puntigliose ricerche storico-religiose.
La sua preparazione scolastica si sviluppa nel dopoguerra prima a Militello e poi a Catania, dove si diploma presso il Liceo Cutelli.
Nel 1956 è nominato Ufficiale dei Carabinieri e forma la sua preparazione tecnico-professionale presso la Scuola Ufficiali Carabinieri di Roma. Espleta il servizio a Gorizia e a Trapani quale titolare di Tenenza dei Carabinieri e comandante di Compagnia.
Giovanissimo, promosso Capitano si congeda dal servizio nella Benemerita per essere assunto alla Cassa di Risparmio V. E. e ad Acireale fissa la propria residenza.
Raggiunta l’età pensionistica si può dedicare a quella che era stata la sua passione non potuta coltivare durante la vita lavorativa, cioè la ricerca e la scoperta dei documenti e delle notizie sulla storia patria. Lo studio di quelli pervenuti dalle carte di famiglia, trovati molto interessanti, taluni inediti, gli hanno dato lo spunto per essere trascritti con un certo ordine per perpetuarne la memoria.
Contributo determinante è stata la frequenza dell’Archeoclub, dove ha tenuto conferenze su notizie storiche inedite sulla Sicilia, talune oggetto di successiva pubblicazione sulla rivista Agorà, con la quale collabora.
La presente opera deve intendersi come un insieme di singole monografie, che s’inseriscono nel contesto degli avvenimenti principali della storia di Sicilia, donde il suo titolo.
L’autore si scusa per le possibili inesattezze, cui è andato incontro, e chiede le attenuanti per il proprio eccesso d’amor di patria, sperando, con intento anche provocatorio, che altri, correggendoli, completino gli argomenti.
La storia non si finisce mai di scriverla.
… “Se sbaglio mi corriggerete!” disse un Grande Papa.